Eventi green, Formazione, Innovazione

“Biomimesi e ingegneria: innovazione ispirata alla natura” – Bologna, 23 maggio

Giovedì 23 maggio sarò a Bologna presso l’Ordine degli Ingegneri per tenere la docenza del seminario “Biomimesi e ingegneria: innovazione ispirata alla natura”. Non mancate!

Per info e iscrizioni:
https://formazione.ordingbo.it/ISFormazione-Bologna/biomimesi-e-ingegneria-innovazione-ispirata-alla-natura-corso-42.xhtml;jsessionid=1acefc2095fc57324f5c898a0941

Architettura, Innovazione, Verde, Viaggi

Perché visitare Stoccolma?

Stoccolma è una città bellissima. Cosa mi porto a casa dopo un viaggio lì?

Il ricordo di una città varia e sofisticata, dove casette piccole e colorate si alternano a moderne costruzioni e laboriosi cantieri. L’idea di una cultura libera ma rispettosa delle regole, variegata ma ricca di spirito nazionale. La cultura svedese del “LAGOM” prevede la ricerca, per ogni cosa, del giusto equilibrio. “Non troppo” e “non troppo poco”, si direbbe. Il design svedese, del resto, prevede l’eliminazione del superfluo e il “togliere tutto ciò che si può togliere”. Essenziale ma complesso, dunque, sembra essere il senso più profondo della civiltà svedese. Questo si vede in tutto: nel vestire, nel cibo, nell’edilizia, nelle relazioni sociali. Il momentaneo break dalle attività lavorative quotidiane (in svedese “fika”) è sacro, e prevede il ristabilire relazioni sociali durature, vere e profonde, non legate solamente al dialogo on line ma all’incontro concreto, di persona, al bar o nei parchi.

Stoccolma è la prima capitale europea ad essere stata investita del ruolo di Green European City nel 2010, per l’attenzione che, anche grazie alla attuale famiglia reale, riserva all’ambiente. Moltissimi i mezzi di trasporto: dal monopattino elettrico alla bicicletta, alla metro, alla metro in superficie, al treno, al battello. Numerose le auto elettriche, tantissimi gli sportivi e chi si muove a piedi. Stoccolma annovera uno dei quartieri ecosostenibili più famosi nel mondo, il celebre Hammarby Sjostad, esempio virtuoso di integrazione di natura ed architettura, di percorso sull’acqua, vegetazione e società. Qui i rifiuti costituiscono una risorsa e sono usati per la produzione di biogas; vengono raccolti mediante condotti sotterranei e si effettua una ferrea raccolta differenziata, nel pieno rispetto dell’ambiente. La comunità locale produce il 50% dell’energia elettrica che consuma, anche grazie alla presenza di impianti solari termici e fotovoltaici in copertura.

Stoccolma si sviluppa su isole, e gran parte di esse sono interamente “verdi”, ricche di aree boschive; a Stoccolma coesistono la vegetazione delle aree montuose ed il mare, il lago e la città. Forse anche questo la rende unica e indimenticabile. Fuori Stoccolma, immensi prati e boschi. Persino la TV svedese trasmette immagini di boschi ed animali, perchè la natura è sacra, parte della vita quotidiana, e va rispettata e condivisa. Pare che il segreto della felicità svedese sia proprio vivere immersi nella natura, infilare gli stivali ed andare a pulire i boschi.

Stoccolma si sviluppa su spazi enormi, ha tutte le caratteristiche di una capitale europea, ma mantiene l’attenzione per le categorie deboli, frutto di un reale interesse per la “sostenibilità”, che è anche “sociale”: gli attraversamenti pedonali hanno tutti segnali visivi e sonori, anche per i ciechi; le piste ciclabili sono ovunque; le staccionate dei cantieri hanno oblò per grandi e piccini, per condividere la bellezza di un edificio in costruzione anche con i bambini; un bellissimo edificio sul mare è una casa di riposo per anziani, non un castello del re. I parchi e la natura sono fruibili da tutti, accessibili a bambini, adulti, anziani.

Non bastano pochi giorni per conoscere una città come Stoccolma, ma di certo bastano pochi attimi per rimanere affascinati dall’attenzione degli svedesi per le piccole cose: le lampade alle finestre, il verde nei negozi, l’importanza delle relazioni sociali. Una città per imparare a vivere meglio, assaporando ciò che si ha e riscoprendo la felicità delle piccole cose di ogni giorno, cui dare il giusto valore.

Cambiamento climatico, Eventi green, Innovazione, Scuola

“Fridays for Future”: speranza per il futuro

“Nessuno è troppo piccolo per cambiare il mondo” (Greta Thunberg)

Fridays for future” è il movimento di protesta e proposte improntato sul valore dello sviluppo sostenibile, che ha preso piede come una vera e propria “onda verde” a partire dalla piccola Greta Thunberg, attivista svedese sedicenne, che ha iniziato a protestare ogni venerdì contro l’inerzia e l’indifferenza del panorama politico internazionale sulla tematica ambientale. “Fridays for future” ha un sito Internet internazionale di riferimento, che si chiama
https://www.fridaysforfuture.org/ ed è arrivato anche in Italia, dove esiste
https://www.fridaysforfuture.it/

Il 15 marzo 2019 hanno invaso le piazze milioni di giovani in 2069 città in 125 paesi di tutto il mondo. Anche Lodi c’era. E anche io c’ero. Ne sono state dette di ogni: è stato detto che i giovani vogliono solo perdere tempo e non andare a scuola, che i giovani sono manipolati, che i giovani parlano senza sapere di cosa parlano e che dovrebbero studiare, prima di parlare e manifestare. Ma io credo che questi giovani siano molto più lucidi e “sul pezzo” della maggioranza dei politici. Questi giovani hanno capito che le generazioni presenti stanno “rubando il futuro” alle generazioni future. E sanno forse meglio dei politici che la “politica” è “l’arte di governare la città”, non di depauperarla di risorse. Hanno compreso che lo “sviluppo sostenibile” implica la possibilità di garantire un futuro a chi verrà dopo di noi, non di sbarrarglielo. E il recente report IPCC, cosicchè i numerosi convegni internazionali che sono seguiti, parlano chiaro: dobbiamo dimezzare le emissioni globali di CO2 entro il 2030 e azzerarle al 2050. Chi rischia di scomparire a causa del cambiamento climatico e del continuo aumento di temperatura del Pianeta è la specie umana, insieme alle altre specie viventi.

Ma non tutti sembrano averlo capito. C’è chi, anche davanti all’evidenza di dati scientifici che dimostrano che gli effetti globali dei cambiamenti climatici sono già in atto .. continua a negarne l’esistenza, a fare propaganda per l’utilizzo dei combustibili fossili, a remare contro la diffusione delle energie rinnovabili. Perchè? Per sete di guadagno, per interessi personali, per incapacità di muoversi, per incapacità di “pestare i piedi” a chi detta le regole del mercato capitalista. O a volte solo per ignoranza, perchè è di ignoranza che si tratta.

L’energia dei ragazzi deve essere incanalata in qualcosa in cui credere, in qualcosa in cui sperare. Ben venga se i “Fridays for future” consentono loro di formarsi un pensiero critico, di avere una propria idea su qualcosa, di dare uno scopo alla propria esistenza. Tra l’altro i “Fridays for Future” prevedono anche l’organizzazione di lezioni tematiche sul tema ambientale, e numerose attività “pratiche”, come ripulire i parchi e piantare alberi. Perchè a volte non bastano solo le parole su un pezzo di carta, ma servono i gesti. Se ognuno di noi inizia da questo, forse c’è speranza.

Vedere giovani credere in qualcosa e svegliarsi dal torpore generato dai telefonini, dalle chat, dalle droghe e dai videogiochi mi dice che forse per il futuro c’è speranza. Ma tutti dobbiamo muoverci ed essere di esempio… Giovani e vecchi, insieme.

Il prossimo “Sciopero globale per il futuro” internazionale è previsto il 24 maggio.

Ama la goccia che fa traboccare il vaso. E’ nascosto lì ogni bel cambiamento

Innovazione

Resilienza per il 2019

Un nuovo anno è iniziato, e con esso nascono tanti nuovi buoni propositi. Quali sono i vostri?

Tutto sembra sempre nuovo, ma in realtà è tutto uguale, tutto come il giorno prima; ciò che può cambiare siamo noi; siamo noi che possiamo cambiare il nostro mondo e la nostra visione. Siamo noi che possiamo essere i propulsori del cambiamento. Siamo noi che decidiamo come vogliamo che sia la nostra vita. Perchè nulla, si sa, viene regalato, e tutto va conquistato, pochi cm alla volta. Noi decidiamo il nostro futuro, anche rispondendo in modo adattivo e intelligente agli avvenimenti esterni, a ciò che accade nel mondo e vicino a noi. Possiamo scegliere di essere passivi e subire tutto ciò che accade o possiamo scegliere di fare la differenza, di dire la nostra, di dare il contributo al mondo.

Personalmente, scelgo la seconda ipotesi, nella convinzione di essere imperfetta e di poter sempre migliorare. L’uomo e la donna sono animali sociali, per cui devono contribuire al progresso della società, con idee, pensieri e lavoro, mentale e pratico. Se ognuno di noi dà il suo contributo, la società progredisce. Viceversa, si ferma tutto. La regressione è semplice da ottenere, e si crea se le persone rinunciano ai propri sogni e a cambiare le cose, se rinunciano a combattere, se si arrendono agli avvenimenti e all'”abbiamo sempre fatto così”. Bisogna sempre andare oltre, camminare, progredire, andare avanti. Mai sedersi. Anche se gli attimi di riflessione sono sempre utili per produrre nuove idee.

Per il nuovo anno vi auguro di avere la forza per cambiare ciò che non va, nella convinzione che la volontà e la tenacia possono fare tutto. E se nella vostra vita è già tutto ok, vi auguro di diventare un punto di riferimento e un aiuto per tante altre persone che brancolano nel buio: a nessuno piace stare da solo, anche se dice il contrario. I sogni sono il motore dell’innovazione, non spegneteli voi per primi, ma alimentate il loro fuoco, continuate a crederci e vedrete, prima o poi si realizzano.

Felice 2019 a tutti i miei lettori ! 🙂

Innovazione, STEM

“Riscatto al femminile”

Il termine “Sostenibilità” ha un significato ambientale, economico ma anche sociale. Ecco perché sostengo la diffusione delle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) ed incoraggio l’universo femminile ad occuparsene, contro pregiudizi e luoghi comuni.

Lunedì 26 novembre alle ore 20:45 sarò al cinema Fanfulla per l’evento “Riscatto al femminile”, organizzato da SNOQ Lodi, Toponomastica femminile e FAE/IFE Italia nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Perchè la violenza è fatta anche di discriminazione. Durante la serata sarà anche esposta la mostra fotografica “Scienza per tutti” organizzata da Vivattiva e Associazione IC.

Se anche voi pensate di essere “sostenibili”, non mancate! 🙂

Architettura, Efficienza energetica, Innovazione

Lana di vetro: un isolante versatile

La lana di vetro è un materiale isolante molto utilizzato, perché piuttosto versatile. E’ utilizzata per vari impieghi: cappotti, facciate ventilate e coperture. 

E’ composta da materie prime come vetro e silice (la comune sabbia), presenti in natura. La maggior parte delle aziende la produce utilizzando grande percentuale (anche il 90%) di materiali di riciclo, derivati dall’utilizzo di sabbia, materia prima presente in natura in quantità pressoché infinita. Si ottiene portando a fusione a 1300 °C – 1500° C una miscela di vetro e sabbia, che viene poi convertita in fibre o fiocchi. In alcuni casi si usano leganti per le fibre, in altri casi, per esempio per i fiocchi, non ci sono leganti utilizzati. 

La lana di vetro è un buon isolante termico sia dal caldo che dal freddo, avendo una bassa conducibilità termica, ma funge anche da isolante acustico; non è infiammabile. Si tratta di materiale inorganico, pertanto è inattaccabile da organismi animali e vegetali. 

Oltre ai pannelli, le lastre e i rotoli di lana di vetro esiste la lana di vetro in fiocchi, che può essere utilizzata per l’insufflaggio in intercapedine. 

La lana di vetro è un isolante di tipo minerale dunque, dotato di buone proprietà in relazione al costo contenuto ed al livello di ecosostenibilità. La lana di vetro produce generalmente pochi scarti di lavorazione e anche l’energia incorporata, ovvero la quantità di energia richiesta per la produzione del materiale, è ridotta rispetto ad altri materiali. E’ un materiale con buona durabilità, che non viene danneggiata da acqua e umidità. 

Architettura, Efficienza energetica, Innovazione

Tecnologia S/R: perché conviene?

L’utilizzo della tecnologia stratificata a secco (detta anche tecnologia S/R, o Struttura / Rivestimento) va fatto risalire all’antichità. Se pensiamo alla Porta dei Leoni di Micene, o ai templi greci, oppure ai nuraghi, o alle costruzioni megalitiche, parliamo di costruzioni a secco, senza utilizzo di acqua.

La tecnologia stratificata a secco viene molto utilizzata ancora oggi, risultando particolarmente vantaggiosa per l’assemblaggio rapido in cantiere di componenti e strati funzionali. Prevede la creazione di pacchetti tecnologici che possono essere assemblati in funzione delle esigenze della committenza, implementando strati strutturali, di isolamento, di impermeabilizzazione e di rivestimento. La rapidità di costruzione e la facilità di smontaggio rende questi pacchetti utili per la gestione di cantieri semplici e complessi, garantendo l’ottimizzazione dei tempi, la flessibilità degli spazi, l’economicità e la durabilità della costruzione.

La scelta accurata dei componenti edilizi presuppone un’attenta analisi dei costi ambientali e dell’LCA (Life Cycle Assessment), massimizzando la sostenibilità ambientale del processo.

In caso di dismissione della costruzione, l’edificio può essere smontato nelle sue componenti principali, riducendo la produzione dei rifiuti e l’impatto ambientale. 

La tecnologia stratificata a secco prevede l’utilizzo di diversi materiali e si addice a stili architettonici e contesti climatico – ambientali differenti. 

Il legame di questo tipo di tecnologia con l’industrializzazione è evidente. L’utilizzo di elementi specifici per la realizzazione degli strati garantisce un continuo controllo dei singoli pezzi in stabilimento, assicurando durabilità dei singoli elementi edilizi e della costruzione.

La vasta gamma di prodotti isolanti oggi in commercio permette inoltre di ottenere edifici molto performanti dal punto di vista energetico, privilegiando la scelta di materiali ecologici, poco o per nulla inquinanti e soprattutto non nocivi per la salute dell’uomo. 

Architettura, Efficienza energetica, Innovazione

Investire per migliorare la propria casa

Siete proprietari di un’abitazione anni ’60 o ’70 e vorreste disfarvene? Se i prezzi del mercato immobiliare non vi convincono potete scegliere di investire nella vostra casa e rimandare la vendita, o di non vendere proprio. Potrebbe infatti essere vantaggioso compiere alcuni lavori di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica della casa, riducendo anche i consumi in bolletta.

Come? Per esempio, se il muro della vostra abitazione è un muro a intercapedine, molto diffuso nelle costruzioni degli anni ’70, potete ridurre la dispersione termica dell’involucro opaco iniettando materiale isolante nell’intercapedine muraria. Esistono ditte specializzate che in poco tempo e in modo economico effettuano insufflaggio di cellulosa o lana di roccia nello strato vuoto del muro. Ciò consente con buona probabilità di effettuare un salto di classe energetica del vostro immobile, il che vi permette anche di ridurre la spesa per il riscaldamento dello spazio abitabile. Uno dei vantaggi dell’insufflaggio è che può essere effettuato anche all’interno di singoli appartamenti, che si trovano in condominio. L’insufflaggio non consente la completa riduzione dei ponti termici come farebbe un isolamento a cappotto, ma contribuisce al miglioramento energetico della casa. Un isolamento a cappotto è sicuramente più laborioso da realizzare e meno economico, e può essere realizzato per un condominio solo se gli stessi condomini sono favorevoli.

Se si interviene sull’involucro opaco è buona norma intervenire anche sui serramenti: se si dispone di finestre a vetro singolo può essere opportuno sostituirle con altri a vetro doppio (o triplo, se ci si trova in zone  con clima molto rigido). A seconda di quanto si vuole spendere e della predilezione per materiali più o meno naturali, si può scegliere tra infissi in legno, più ecologici ma più costosi, oppure infissi in pvc, più economici, ma con maggiore impatto ambientale. Gli infissi di nuova installazione dovranno essere certificati e avere una trasmittanza maggiore di quella minima imposta dalla normativa per la zona climatica di appartenenza dell’immobile, e dunque essere particolarmente performanti.

Già che si interviene sui serramenti si potrebbe sostituire la porta di ingresso con una porta più isolante, magari blindata, e intervenire anche sulla coibentazione dei cassonetti delle finestre: l’inserimento di un materassino isolante in corrispondenza di questi aiuta a ridurre i ponti termici legati alla presenza dei serramenti.

A seconda del tipo di immobile e dello stato degli impianti, può rendersi necessario intervenire sull’impianto termico, su quello idrico – sanitario e su quello eventualmente presente di condizionamento. 

L’intervento su più elementi costitutivi dell’immobile potrebbe migliorare molto l’efficienza energetica d’insieme, tuttavia occorre sempre valutare e capire quali accorgimenti possono essere messi in pratica in modo prioritario e con il budget che si ha a disposizione, rimandando ciò che è meno urgente. Le detrazioni fiscali costituiscono un ottimo metodo per recuperare parte della spesa effettuata per gli interventi di efficientamento energetico. 

Eventi green, Innovazione

Come si misura il benessere di un Paese?

Per stabilire se un Paese si trova in uno stato di benessere occorre guardare solo il PIL? Certo che no. E di recente è stato presentato il nuovo Documento di Economia e Finanza da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Istat, del Comitato sugli Indicatori. Questo prevede che per andare “oltre il PIL” vengano considerati 12 nuovi indicatori di benessere, espressione di equità e sostenibilità del Paese. Dobbiamo andare particolarmente fieri di questo, perchè l’Italia è il primo Paese nell’Unione Europea e nel G7 ad aver introdotto tali concetti. 

Di seguito i 12 nuovi indicatori che saranno introdotti:

  1. Reddito medio disponibile aggiustato pro capite;
  2. Indice di diseguaglianza del reddito disponibile;
  3. Indice di povertà assoluta;
  4. Speranza di vita in buona salute alla nascita;
  5. Eccesso di peso;
  6. Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;
  7. Tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere;
  8. Rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli;
  9. Indice di criminalità predatoria;
  10. Indice di efficienza della giustizia civile;
  11. Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti;
  12. Indice di abusivismo edilizio.

“Gli indicatori di benessere equo e sostenibile, concepiti per valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, come nel PIL, ma anche sociale e ambientale, sono stati introdotti nell’ordinamento nazionale per la prima volta, con la legge n.163/2016, entrata in vigore nel settembre 2016, che riforma della legge di contabilità n.196 del 2009. Tale norma include gli indicatori di benessere equo e sostenibile tra gli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale.” (fonte informazioni e immagine: MEF)

L’idea di benessere viene dunque associata ad un idea di sostenibilità a 360°: non solo sostenibilità economica, ma anche sociale ed ambientale. Un notevole passo in avanti che potrebbe avere importanti risvolti anche pratici nella politica locale e nazionale, con un miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini. 

Innovazione

Dare spazio al buono del mondo

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

(Italo Calvino, Le città invisibili)

Un visionario Italo Calvino quanto mai attuale mi è tornato sotto gli occhi, distrattamente, tra tante letture. Un estratto che ci invita a cercare il buono in ogni cosa e a cercare di vedere i lati positivi anche quando sembrano irrilevanti. Perchè i media portano alla ribalta soprattutto ciò che accade di negativo nel mondo? Finiamo inevitabilmente per esserne influenzati e per iniziare a pensare in modo negativo e ad esserne spossati, demotivati. Questo capita spesso anche ai migliori, anche agli instancabili. Chi ce lo fa fare? Ci si chiede. Perchè fare volontariato? Perchè cercare di cambiare le cose che non vanno se poi sembra sempre che non cambi nulla? 

La riposta è una sola: quando vado a letto, dormo sonni tranquilli. La mia coscienza è a posto, e sono fiera in quella giornata di aver contribuito, anche poco, anche in modo irrilevante, a fare qualcosa di positivo per il progresso della società. E se tutti iniziano a farlo, beh, insieme si può davvero migliorare l’Italia. Quindi non serve passare ore ed ore a lamentarsi.. quando nello stesso tempo si può cercare di agire, di fare qualcosa di pratico, di mettere in pratica un’idea. 

Anche l’idea più stupida può essere geniale. Basta averla. Piuttosto che non pensare e restare in balia degli eventi, è meglio attivare un proprio senso critico per cercare di contribuire al “buono del mondo”. Altrimenti il negativo avrà sempre il sopravvento, e avremo perso. Prima di tutto, avremo perso noi stessi. I nostri valori, la nostra volontà, la nostra essenza. Ci perderemo. 

E per non perdersi, non basta parlare, bisogna soprattutto fare.

“Done is better than perfect”, mi hanno insegnato. 

Se tutti cominciano, nel proprio piccolo, a fare qualcosa, a seminare atti di gentilezza, il buono torna indietro e si diffonde. Allo stesso modo, succede anche per ciò che non lo è. 

Sta a noi, dunque, scegliere chi vogliamo essere e cosa vogliamo diventare, e, se abbiamo responsabilità di educatori, scegliere come vogliamo educare, cosa vogliamo comunicare, assumerci la responsabilità verso chi ci emula e chi conta su di noi. 

Perchè educare è soprattutto responsabilità. Fare è soprattutto responsabilità. 

Le parole restano vane nel vento, se a queste non seguono i fatti.