Architettura, Cambiamento climatico, Economia circolare, Efficienza energetica, Rinnovabili

100% di energia rinnovabile per Sidney

Foto di Patty Jansen da Pixabay

La città australiana di Sidney sarà alimentata al 100% da elettricità proveniente da fonti di energia rinnovabili. In particolare, giocheranno un ruolo fondamentale i campi eolici e fotovoltaici nel New South Wales.

L’elettricità alimenterà gli immobili di proprietà privata, librerie, palazzi per uffici e persino il Sidney Opera House, parchi, piscine ed illuminazione pubblica. Flow Power sarà il partner per questa conversione energetica alle rinovabili della città australiana. Il piano di conversione dovrebbe permettere di risparmiare l’emissione di 20.000 t di anidride carbonica in atmosfera, e anche 50.000 dollari australiani l’anno. E’ auspicabile che il nuovo accordo generi numerosi posti di lavoro nel settore green, contribuendo anche a combattere l’impatto post Covid sulla popolazione. Il Sindaco di Sidney, Clover Moore, sente su di sè il peso della crisi climatica e intende anticipare il raggiungimento degli obiettivi per il 2030.

Circa i 3/4 dell’energia elettrica saranno prodotti dall’eolico, mentre il restante 1/4 dal fotovoltaico. Ci saranno principalmente tre generatori: il Bomen Solar Farm a Wagga Wagga, Sapphire Wind Farm vicino a Inverell e il Shoalhaven Solar Farm a Nowra. Di questi, Shoalhaven è un progetto portato avanti insieme da Flow Power e  Repower Shoalhaven, una comunità no profit che su base volontaria porta avanti progetti comunitari per l’energia solare. Si prevede la realizzazione di un impianto di circa 3 MW di potenza. La Bomen Solar Farm invece prevede un impianto di 120 MW di potenza. E’ uno dei primi progetti in Australia a utilizzare pannelli che sfruttano l’energia solare su entrambi i lati, ottimizzando la produzione. Il Sapphire Wind Farm sarà invece un parco eolico comprendente 75 turbine, di potenza 270 MW.

(Articolo tradotto dall’originale inglese – clicca qui per consultare)

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Architettura, Efficienza energetica, Innovazione, Normativa e certificazioni

Decreto attuativo ecobonus 110%: bisogna attendere

Foto di ElasticComputeFarm da Pixabay

Non è ancora uscito il decreto attuativo del Decreto Rilancio, in merito all’ecobonus 110%. E’ importante non compiere mosse azzardate e aspettare l’uscita delle indicazioni finali della normativa, per evitare di prendere cantonate e fare lavori che poi non riescano a usufruire delle detrazioni. Ci sono alcuni emendamenti che riguardano diversi punti del Decreto, per cui alcune cose potrebbero cambiare dal testo iniziale della legge. In sospeso ancora la validità dell’ecobonus 110% per le seconde case nei condomini, per esempio, oppure anche casi particolari riguardanti condomini di diverse dimensioni. Sono ancora molti i dubbi e le incertezze, quindi è importante chiarire tutto prima di iniziare progetti e cantieri.

E’ essenziali affidarsi a un tecnico, che in questa fase può occuparsi di realizzare un APE dell’edificio esistente e fare una proposta di interventi migliorativi (per es. cappotto termico, sostituzione dei serramenti, sostituzione di impianto) con cui valutare se, partendo dalla situazione esistente, con gli interventi consigliati ci potrebbe essere un salto di due classi energetiche. Il committente può poi valutare se e quali interventi eseguire, mentre il tecnico deve valutare che siano conformi a quanto richiesto dalla normativa. Per iniziare quindi i lavori veri e propri è pero’ indispensabile attendere il decreto attuativo, nonché i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Il Decreto Rilancio è un’ottima opportunità per ristrutturare casa, ma è importante che i lavori vengano eseguiti da personale qualificato, specializzato e coadiuvato da un progettista: alla base di tutto c’è un progetto. Fondamentale anche il ruolo delle imprese, delle banche e dei mediatori creditizi: occorre informarsi molto bene, per evitare di compiere errori o farsi ingannare. Attenzione, dunque.

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Architettura, Cambiamento climatico, Efficienza energetica, Innovazione, Rinnovabili, sviluppo sostenibile

Fotovoltaico per famiglie a basso reddito: combattere la poverta’ energetica

Foto di torstensimon da Pixabay

Il Dipartimento per le Politiche Economiche di Palazzo Chigi ha deliberato uno stanziamento di 200 milioni di euro per istituire un fondo nazionale legato al reddito energetico. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ha comunicato che il reddito energetico consentirà ai cittadini a basso reddito di installare i pannelli fotovoltaici a costo zero, per autoprodurre energia elettrica usando come fonte di energia rinnovabile l’energia solare. Si attende un decreto attuativo che dettagli le modalità per usufruire del reddito energetico, che si pone come misura per combattere la povertà energetica e soprattutto per incentivare le fonti di energia rinnovabile, facendo del bene all’ambiente.

Questa idea prende spunto da un’esperienza già realizzata con esito positivo in Sardegna: nel 2019 nel Comune di Porto Torres è stato istituito dall’amministrazione comunale, in collaborazione con il GSE, un Fondo rotativo per finanziare l’installazione gratuita di pannelli fotovoltaici a favore delle fasce meno abbienti.  Le famiglie selezionate hanno potuto così acquistare in comodato piccoli impianti solari (<20 kW di potenza). Questo ha permesso ai cittadini di autoprodurre la propria energia elettrica e al Comune di avere un surplus di produzione di energia in rete.

La misura a favore del fotovoltaico e della famiglie a basso reddito si aggiunge alle altre previste dal Decreto Rilancio, che deve essere tramutato in decreto attuativo e che sarà accompagnato da alcune specifiche dell’Agenzia delle Entrate. Il Decreto Rilancio infatti prevede che l’installazione di impianti fotovoltaici o colonnine di ricarica per veicoli elettrici possa essere realizzato con il bonus 110% solo se congiuntamente ad uno degli altri macro – interventi (cappotto, sostituzione impianto secondo le specifiche indicate dal decreto); senza di essi, il fotovoltaico può usufruire solo della detrazione fiscale al 65%. Nel caso del bonus 110%, sarà possibile installare e detrarre anche l’accumulatore di energia, collegabile agli impianto fotovoltaico.

Per approfondire il tema del fotovoltaico trovi numerosi testi interessanti sul sito della Feltrinelli, cliccando qui.

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Economia circolare, Efficienza energetica, Eventi green, Formazione, Libri, Professione, sviluppo sostenibile

Il progetto Green Jobs: per saperne di piu’

Ho avuto la fortuna di partecipare come relatrice ad un progetto di divulgazione sulle opportunità lavorative nel settore green, rivolto agli studenti delle scuole. Vorrei quindi spiegarvi meglio in cosa consiste il progetto “Green Jobs”, e per farlo ho pensato di intervistare la Dott. ssa Manuela Marazzina, psicologa, esperta in disturbi specifici dell’apprendimento e psicologia scolastica, che lo segue in modo attivo.

– In cosa consiste il progetto “Green Jobs’ e chi l’ha ideato?

Il progetto Green Jobs nasce da un’idea del mio collega psicologo Matteo Plevano, che ha trovato in Fondazione Cariplo un valido sostegno per la realizzazione. È un progetto di orientamento scolastico e professionale rivolto agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado che vuole aumentare la sensibilità dei ragazzi verso la tematica ambientale, ampliare le conoscenze sui percorsi professionali possibili e offrire uno spazio di riflessione sul loro futuro. Si sviluppa attraverso tre momenti: un incontro in ciascuna classe per illustrare i cambiamenti in chiave sostenibile che stanno avvenendo nel mondo lavorativo, economico e sociale, una plenaria rivolta a tutte le classi coinvolte in cui alcuni professionisti lasciano una testimonianza sul loro percorso di studi e loro esperienza professionale, un colloquio individuale di orientamento alla scelta post diploma. 


– Da quanti anni lo state portando avanti? In quali scuole?

Il progetto è attivo da 5 anni, periodo in cui abbiamo incontrato circa 10000 studenti delle classi quarte e quinte di licei o istituti tecnici della Lombardia. 


– Qual è il riscontro da parte degli studenti e dei relatori?

Abbiamo ricevuto molti pareri positivi! I ragazzi, negli anni sempre più informati sulla sostenibilità, scoprono settori, percorsi di studio e professioni che non immaginavano e, in una fase delicata della loro vita, apprezzano avere uno spazio neutro con un professionista in cui potersi confrontare rispetto alla difficile scelta universitaria o professionale. Molti relatori negli anni riconfermano la loro disponibilità a venire a parlare con i ragazzi e raccontano con entusiasmo il loro percorso, riferendoci il desiderio di trasmettere la loro passione! 

– Avete attuato partnership o collaborazioni particolari? 

Il progetto è svolto in collaborazione con Junior Achievement. 

– Quanto è importante oggi che i giovani e i meno giovani siano informati in merito ai “Green Jobs? 

Crediamo molto in questo progetto! Ormai quasi tutte le professioni ruotano intorno al concetto cardine di sostenibilità (ambientale, economica e sociale) ed è fondamentale che le nuove generazioni e i futuri lavoratori siano informati e formati. Inoltre le possibilità lavorative nell’ambito dei Green Jobs sono aumentate negli ultimi anni e, in una situazione incerta da un punto di visto lavorativo come quella attuale, è fondamentale che i ragazzi conoscano realmente quali possibilità esistono. 

– Quanto sono importanti i “green jobs” per il futuro? Ci sono possibilità interessanti per chi è in cerca di occupazione?

Assolutamente. Il futuro si sta costruendo in chiave sostenibile, basti considerare gli incentivi statali che sono presenti oggi. Inoltre le risorse fossili stanno finendo, consumiamo più di quanti possiamo permetterci. L’unica via d’uscita non può che essere una maggiore attenzione e maggiori investimenti nell’ambito della sostenibilità. 

– Prevedete di portare avanti altri progetti per il settore green?

Le idee sono molte come anche il desiderio di realizzarle! Sicuramente ci piacerebbe portare questa esperienza, virtuosa e consolidata, in un numero maggiore di scuole, in tutta Italia

Per approfondire il tema dei Green Jobs vi consiglio un testo che potete trovare sul sito della Feltrinelli (clicca qui): “100 green jobs per trovare lavoro” di Tessa Gelisio, Marco Gisotti, disponibile sia in versione cartacea che in versione e-book. “Il volume è completato da una sezione che raccoglie 100 schede dedicate ad altrettanti lavori, per ognuno dei quali vengono indicati i percorsi formativi più adatti e le competenze che più è necessario sviluppare”

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Economia circolare, Eventi green, Innovazione, Lifestyle, Verde

Bonus “donne in campo” per sostenere le imprenditrici agricole

Foto di lumix2004 da Pixabay

E’ stato approvato un fondo di sostegno per le imprenditrici agricole, di importo pari a 15 milioni di euro per garantire mutui a tasso zero, fino a 300.000 euro, previsto dalla Legge di Bilancio 2020.

In Italia ci sono oltre 200.000 aziende agricole guidate da donne e si tratta quindi di un provvedimento importante per sostenerle e incoraggiarle. Le donne sono spesso portatrici di innovazione e sperimentazione, pur valorizzando la tutela della tradizione e della biodiversità. Anche il mondo del vino è sempre più “al femminile”. Il sostegno alle imprenditrici agricole contribuisce a combattere gli stereotipi di genere.

Tra i numerosi esempi di innovazione al femminile ricordiamo per esempio Color Off, di Sandra Quarantini, start up per la coltivazione e lavorazione biologica di tintura da fibre naturali. Erika Pedrini a Trento ha ideato una cantina in verticale dove produce vini ottenuti da vitigni resistenti alle malattie, che eliminano del tutto o quasi l’uso di trattamenti. Mi Green Food di Milena Mastropierro, pugliese, produce microortaggi, plantule commestibili di specie orticole (vedi il sito).

Non dimentichiamo inoltre l’esperienza delle due donne che hanno ricavato un tessuto dalla bucce d’arancia: Orange Fiber S.r.l. è una PMI innovativa italiana fondata nel 2014 da Adriana Santanocito ed Enrica Arena, che ha sviluppato e brevettato un innovativo processo produttivo per creare tessuti sostenibili a partire dagli agrumi (per saperne di più consulta il sito di Orange Fiber).

Per approfondire il tema dell’impegno femminile in agricoltura vi consiglio questo libro: “L’agricoltura vista con gli occhi di una donna” di Valentina Sclafani. Per analizzare un punto di vista diverso dal solito, scoprire una storia di successo e riflettere sulla discriminazione a cui spesso sono sottoposte le donne che conducono imprese agricole, viste solitamente come un baluardo di competenza maschile.

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Economia circolare, Innovazione, Libri, sviluppo sostenibile

Alla ricerca dell’equilibrio: LAGOM, la filosofia svedese

“Un solo atto di gentilezza mette le radici in tutte le direzioni, e le radici nascono e fanno nuovi alberi” (A. Earhart)

Il libro che vi propongo oggi si ispira a una filosofia di vita che ha come base i concetti di equilibrio, semplicità, rilassatezza e serenità. Si tratta di “Lagom. Il segreto svedese per una vita equilibrata e felice“, di J. Jackson e E. Larsen.

“LAGOM” significa “la giusta quantità”, e fa quindi riferimento al giusto mix di valori ed elementi nel quotidiano, per vivere in equilibrio con le altre persone e con il pianeta.

Il testo contiene consigli per la gestione della casa, del giardino e del tempo, lavorativo e libero, oltre a consigli utili per relazionarsi con le altre persone. Ci sono molti spunti interessanti per ottimizzare risorse emotive e intellettive, tempo, materiali e oggetti, adatti ad adulti e bambini di ogni età. Assolutamente consigliato. Anche la grafica è accattivante e invoglia il lettore a leggere a piccoli pezzi tutti gli argomenti di cui tratta, rievocando serenità, allegria e relax, sempre in un’ottica di sostenibilità.

Se volete acquistare il libro lo trovate qui sul sito della Feltrinelli, anche in versione e-book.

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Architettura, Economia circolare, Efficienza energetica, Innovazione, Rifiuti

Tecnologia stratificata a secco: perché conviene?

La tecnologia stratificata a secco è conosciuta anche come tecnologia S/R (o Struttura/Rivestimento). La tecnologia stratificata a secco comprende solitamente un involucro esterno, stratificazioni di intercapedine isolata esterna, struttura portante, stratificazioni di intercapedine isolata interna, involucro interno. Nelle intercapedini intermedie vengono disposti isolanti termo-acustici o materiali inibitori d’incendio, a seconda della prestazione richiesta. La differenziazione fisica di questi strati senza utilizzo di leganti (salvo alcune necessarie connessioni) permette di “evitare coazioni statiche, ponti termici e acustici, dilatazioni termiche dannose, vulnerabilità nei confronti dell’incendio” (cit. Imperadori M., “La progettazione con tecnologia stratificata a secco“). Di solito la struttura è realizzata in acciaio o in legno, ma talvolta anche in calcestruzzo armato.

La tecnologia stratificata a secco può essere vista come una specie di “meccano kit”, che prende origine da alcune esperienze costruttive dei Paesi nordici. Esistono alcuni esempi di tecnologia a secco in natura: per esempio le vespe realizzano dei leggeri nidi in carta, costituiti da cellette esagonali; anche le cosiddette “architetture senza architetti”, quali esempi di architettura vernacolare (capanna camune, pinneddu, palafitta, yurta, trabucco, trullo) sono esempi di tecnologia a secco semplice, con strutture completamente smontabili.

La tecnologia stratificata a secco presenta alcuni indubbi vantaggi:

  • massima libertà architettonica del progettista e definizione progettuale
  • differenziazione e miglioramento prestazionale
  • costituzione di pacchetti tecnologici
  • indipendenza funzionale
  • ottimizzazione delle risorse per la costruzione
  • riduzione dei tempi di costruzione e ottimizzazione delle fasi di processo
  • ispezionabilità della costruzione in caso di guasto
  • assemblabilità e smontabilità
  • impatto ambientale sostenibile: possibilità di recupero dei materiali in caso di smantellamento della costruzione, con possibilità di dividere e differenziare i rifiuti da demolizione, pensando ove possibile ad un loro recupero o riciclaggio
  • riduzione dei costi di costruzione

La tecnologia stratificata a secco si può utilizzare sia per le strutture verticali, come i muri, sia per le strutture orizzontali, come i solai. Esistono oggi molte aziende utilizzano la tecnologia a secco. Vanoncini è per esempio un’impresa che costruisce con questo metodo, avendo anche al suo attivo numerosi esempi di edilizia sostenibile (clicca qui per visitare il sito). Tolin è invece un’azienda specializzata nella posa di parquet a secco, su sabbia. Questa soluzione ha il grande vantaggio di essere ispezionabile in caso di guasto. Un’ottima soluzione in caso di scelte progettuali orientate alla bioedilizia (clicca qui per visitare il sito)

Per approfondire la progettazione con tecnologia stratificata a secco vi consiglio un testo molto specifico: “Active house. Progettazione e innovazione con tecnologie di costruzione stratificata a secco” di Marco Imperadori. Nel libro sono ben esplicitati i vantaggi di questa tecnologia, e il testo è un’ottima guida per la progettazione per tutti i tecnici del settore, ma anche per i privati che vogliono aumentare le loro conoscenze in merito.

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Eventi green, Innovazione, sviluppo sostenibile, Viaggi

Vaghi per il Mondo: un progetto per viaggiare in libertà

Il lockdown imposto dal Coronavirus ci ha fatto apprezzare maggiormente ciò che si può fare in libertà, come per esempio viaggiare, e ci ha fatto venire voglia di riprendere a farlo (in sicurezza) appena possibile.

Vi propongo un’intervista a due esperti di viaggi, Fabrizio Vaghi e Silvia Sissa, che hanno creato, insieme a Paolo Vaghi, un progetto multimediale on line per promuovere le bellezze del Pianeta imparando cose utili e scoprendo insolite curiosità: “Vaghi per il mondo”.

Vaghi per il mondo nacque ufficialmente nel 2002 con i viaggi on the road di Fabrizio e Paolo Vaghi, iniziati già nel 1996. A partire dal 2011 al sito internet vaghiperilmondo.net si affiancò il canale youtube.com/vaghiperilmondo in cui vennero via via pubblicati i nuovi contenuti realizzati nell’ambito “Viaggi & Cultura”. Negli anni successivi furono aperti i profili su tutti i più importanti social network ed ampliato il sito internet, arricchito con la nuova sezione dedicata alle “Produzioni video” e costituita nel 2015 l’associazione culturale Vaghi per il mondo. Oggi accanto a Fabrizio c’è Silvia, moglie e instancabile compagna di viaggio” – (dal sito ufficiale)

Vi invito a visitare il loro sito: http://www.vaghiperilmondo.net/ e a entrare in contatto con i loro canali social Instagram e Facebook. Per iscrivervi al loro canale You Tube potete cliccare qui! Di seguito l’intervista.

1)       In cosa consiste il vostro progetto e cosa vi ha spinto a realizzarlo? Quando è nato?

“Vaghi per il mondo” è un progetto che ha ben tre date di nascita. La prima è il 1996 quando ebbe luogo il primo viaggio on the road di Paolo e Fabrizio Vaghi, padre e figlio; nel 2002 nacque invece ufficialmente il nome e il logo “Vaghi per il mondo” ad identificare il format di viaggi-reportage sino a quel momento realizzati e per quelli che sarebbero nati. Ultima tappa fondamentale è il 2015 quando la coppia di viaggiatori mutò in Fabrizio e Silvia: lo spirito e lo scopo di ogni viaggio rimaneva immutato (scoprire luoghi e raccontarli promuovendo il turismo culturale), ma con rinnovata passione e con nuovi progetti all’orizzonte. Tra questi la rubrica dedicata all’Italia “Pronti Partenza…Via”, i documentari nelle città d’Europa e i grandi viaggi oltreoceano.

Durante tutti questi anni abbiamo avuto modo di intraprendere numerosi viaggi, realizzare video e documentari, creare un canale youtube per la condivisione dei nostri contenuti, arricchire il nostro sito web con articoli e curiosità raccolte durante le nostre esperienze e soprattutto arricchire il nostro bagaglio culturale e allo stesso tempo diffondere ad altri la meraviglia del viaggiare.

2)      Avete incontrato delle difficoltà oppure avete avuto dei momenti di incertezza?

Le difficoltà ci sono e ci saranno sempre: ogni viaggio richiede organizzazione, pazienza ed energie sia durante il viaggio, che nella postproduzione dei nostri contenuti video. Spesso la fatica si fa sentire durante i giorni di viaggio, ma cerchiamo di non farci condizionare ed andiamo dritti per la nostra strada. Che faccia caldo oppure freddo portiamo appresso il peso della strumentazione, ma quando c’è da registrare il sorriso e la gioia di raccontare prendono il sopravvento e via verso nuove avventure!

3)      Quale scopo vi prefiggete e cosa vorreste fare in futuro?

Ogni volta che realizziamo un contenuto multimediale legato ai nostri viaggi (che sia un video o un articolo) lo scopo è duplice: in primo luogo realizzare un prodotto di qualità e allo stesso modo avere la possibilità di condividerlo per raggiungere il più ampio pubblico possibile. In futuro vorremmo dedicarci a progetti originali, magari in collaborazione con altre realtà o abbracciando temi e finalità solidali.

4)      Cosa consigliate a chi vi segue?

Consigliamo di viaggiare sempre con la consapevolezza di visitare ed entrare in contatto con culture diverse dalle nostre e pertanto di avere rispetto di usi e costumi che potrebbero essere diversi dai nostri abituali. Oltre a ciò massimo rispetto per l’ambiente, per la natura, nella tutela dell’ecosistema che si traduce nel non lasciare oggetti e rifiuti, così come non asportare (come se fossero souvenir) elementi naturali (rocce, conchiglie, fiori, ecc…).

Inoltre viaggiate sempre con gli occhi pieni di meraviglia, lasciatevi sorprendere da ciò che vi circonda, respirate a pieni polmoni ogni istante del viaggio, perché sarà un nutrimento per l’anima e ogni esperienza diventerà parte dei vostri ricordi e costruirà la vostra consapevolezza.

5)      Se doveste consigliare un viaggio all’insegna dell’ecosostenibilità cosa consigliereste?

Viaggiare per noi non significa soltanto recarci verso destinazioni lontane, viaggiare è conoscere nuovi luoghi anche dietro casa. Quale migliore viaggio all’insegna dell’ecosostenibilità che quello fatto nella propria Regione, nelle Regioni limitrofe, nei borghi o nella propria città seguendo percorsi culturali o eno-gastronomici? Viaggiare è anche conoscere le tradizioni, le feste popolari, il paesaggio circostante fatto di piccole realtà che si possono raggiungere in giornata, magari a piedi o in bicicletta. Spesso trascuriamo ciò che ci è più vicino perché riteniamo di essere sempre in tempo un giorno o l’altro per visitarlo, per conoscerlo e andiamo verso destinazioni sconosciute e lontane. Se uscite di casa con gli occhi assetati di meraviglia troverete un eccezionale campionario di luoghi sorprendenti.

6)      Vi occupate anche di organizzazione di viaggi?

Ad oggi non ci è mai capitato, anche se abbiamo ricevuto numerosi commenti  che ci testimoniano come i nostri viaggi abbiano spinto diverse persone a intraprenderne di simili, prenotare destinazioni dopo avere visto qualche nostro video su youtube, ringraziarci di averli spronati a scoprire nuovi luoghi. Questo ci rende grati del lavoro fatto e chissà, magari in un futuro, potremmo pensare di metterci ad organizzare qualche viaggio collettivo.

7)      Portate avanti o prevedete di portare avanti qualche collaborazione con altre realtà?

Siamo aperti alle collaborazioni, ne abbiamo portata avanti qualcuna in passato e ci piacerebbe nuovamente condividere progetti, nuove visioni, nuove prospettive: s’impara sempre.

Se cercate libri sui viaggi… vi consiglio di dare un’occhiata al sito della Fetrinelli cliccando qui!

Arredamento, Cambiamento climatico, Lifestyle, Verde

Come godersi il balcone nel mese di giugno

Foto di JL G da Pixabay

Il mese di giugno è ideale per godersi il proprio balcone! I semi che avete piantato nei mesi precedenti sono germogliati e sicuramente avete già molte piantine fiorite! In giugno si può ammirare ancora la fioritura delle rose, che sbocciano in maggio, ma che non smettono di stupire; fioriscono i nasturzi e le zinnie; la portulaca e il tagete sono molto colorati e facili da gestire. Anche la lavanda fiorisce e invade di profumo il vostro balcone, insieme ai tradizionali geranei che sicuramente averete già piantato durante il lockdown. Non possono mancare sul balcone anche il gelsomino e la clematis.

E’ importante in questo periodo irrigare le piante nelle ore meno calde della giornata, soprattutto se avete balconi esposti verso sud o ovest; è anche opportuno eliminare le infiorescenze appassite delle piante, per far si che queste non disperdano energie e che possano fiorire di nuovo, rinvigorite. Se avete molti fiori troverete anche diverse api che ci svolazzano intorno: bravi, avete contribuito a salvare il Pianeta, perchè le api svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema!

Se volete piantare qualcosa di nuovo, potete dedicarvi alle piante aromatiche: basilico, prezzemolo e salvia, per esempio. Ma se avete spazio e riuscite a dedicare qualche vaso anche alla coltivazione di ortaggi, facendo crescere un piccolo orto, potete piantare pomodori, insalata, fagioli. Ideali anche le zucche, i meloni e le zucchine, ma solo se avete un vero e proprio giardino e molto spazio. In questo modo potrete crescere i vostri ortaggi e avrete una produzione a km 0! Il container gardening è utile e divertente e ci permette anche di risparmiare!

Ma vi siete ricordati di arredare il vostro balcone per renderlo più confortevole? Vi segnalo alcuni arredi molto carini di Kave Home!

Se vi serve una sdraio vi segnalo Lucien, modello in legno invecchiato un po’ vintage oppure naturale, dal design molto attuale (clicca qui per approfondire). Il legno usato da Kave Home ha il certificato FLEGT, che verifica l’origine del legno e il processo di produzione.

Se preferite invece delle sedie, vi segnalo il modello Komfort di Kave Home (clicca qui per approfondire), oppure il modello Robert (clicca qui per approfondire), disponibile in versione nera o beige. Infine non può mancare un tavolino! Vi segnalo il modello Sheryl oppure il tavolo Robin.

Se vuoi sviluppare le tue competenze nell’ambito del giardinaggio puoi trovare molti testi interessanti sul sito de La Feltrinelli. In particolare ti segnalo il libro: “Il balcone delle meraviglie. Come coltivare con successo le piante e noi stessi” di Rossella Calabrò (clicca qui per approfondire). Nel testo l’autrice dà consigli utili per chi non ha pollice verde e vuole migliorare la propria abilità, spiegando che «il tempo impiegato per curare le piante, in realtà cura anche noi».

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Architettura, Arredamento, Innovazione, sviluppo sostenibile

Pavimentazioni in resina: vantaggi e svantaggi

Quando si ristruttura un immobile è opportuno verificare che gli impianti esistenti siano in buono stato e che siano dotati delle dichiarazioni di conformità. Spesso si può scegliere di effettuare un adeguamento degli stessi, oppure un completo rifacimento. In entrambi i casi si dovrà rompere e rimuovere la pavimentazione esistente, che andrà ripristinata ultimati gli interventi necessari. A seconda del tipo di pavimento si possono presentare vari casi. Se il pavimento esistente è in piastrelle, i pezzi originali potrebbero non essere più disponibili. Potrebbe trattarsi di ceramiche o marmi fuori produzione, che purtroppo non possono essere sostituiti con elementi identici.

Si può quindi optare per una completa sostituzione della pavimentazione, ma in alcuni casi possono esserci ambienti con piastrelle di pregio che non si vogliono rimuovere. Un’ottima soluzione potrebbe essere in questo caso quella di affiancare alla pavimentazione esistente una pavimentazione in resina, da utilizzare solo in alcuni ambienti. Il principale vantaggio di un intervento di questo tipo è che la resina garantisce uno spessore molto ridotto, e può quindi affiancarsi all’esistente senza che si formino dislivelli.

La resina è ideale anche per ricoprire interamente con un ridotto spessore pavimentazioni esistenti di scarso pregio, in quanto consente di ottenere un dislivello di pochi mm. Inoltre garantisce una superficie uniforme, senza giunti, facile da pulire.

Un pavimento in resina ha un’elevata durabilità, non è scivoloso e ha funzione anche impermeabilizzante (infatti si usa spesso anche per pavimentazioni esterne). Il pavimento in resina è di norma ignifugo, anche se questo dipende dalla composizione di ogni resina.

Esistono infinite finiture per i pavimenti in resina: si possono realizzare superfici lisce o ruvide, anche con disegni o effetti particolari.

Ci sono però anche alcuni svantaggi nell’utilizzo di un pavimento in resina. Per esempio, non garantisce l’ispezionabilità in caso di problemi nel solaio, in quanto non si tratta di una tecnologia a secco (questo succede anche nel caso in cui si usino piastrelle su massetto cementizio, oppure con parquet con posa tradizionale).

Con il tempo, è possibile che alcune resine si ingialliscano e si graffino, se non vi è stato applicato uno strato di protezione.

Le resine sono spesso epossidiche, a volte bicomponenti, costituite da polimeri: ciò significa che non sono ecologiche, perchè sono sintetiche: si ottengono attaverso processi chimici, partendo da composti organici molto semplici,ricavati dagli idrocarburi del petrolio e del carbon fossile.

Esistono però alcune aziende che hanno sviluppato nuove resine più ecologiche: un esempio è Oltremateria. La tecnologia offerta da quest’azienda è dotata di numerose eco-certificazioni e garantisce l’assenza di resine epossidiche: i polimeri utilizzati “sono considerati notificati dall’ EINECS secondo la direttiva CEE/92/32 eco-compatibile, conforme alla direttiva comunitaria 2004/42/CE relativa ai VOC (componenti organici volatili) e conforme alla direttiva comunitaria CEE/89/106/IAQ (qualità dell’aria all’interno degli ambienti)“. In particolare, la finitura Ecopur consente una ionizzazione dell’aria, che “avviene mediante una miscela di vari inerti naturali che si attivano senza bisogno di energia, grazie alla presenza di ossigeno e di campi elettromagnetici generati nell’aria. La ionizzazione abbatte il pulviscolo atmosferico e attiva le molecole dell’ossigeno dell’aria rendendola più pura e salutare. La funzione antibatterica viene realizzata grazie ai micro sali d’argento e ai minerali particellari inseriti al suo interno, che consentono di bloccare ed eliminare la nascita e la proliferazione di batteri” (fonte: sito di Oltremateria).

Il costo di un pavimento in resina è generalmente superiore a quello di un pavimento standard rivestito con piastrelle, ma si tratta di un tipo di finitura davvero speciale, che può rivelarsi una soluzione innovativa e moderna in diverse situazioni, costituendo un ottimo investimento.

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