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Storia di un elefantino diventato design

Di Marco Fraguglia

Nei primi anni ’40 del Novecento, Charles e Ray Eames sperimentavano la tecnica di piegamento del legno andando a realizzare diversi capisaldi della storia del design del XX secolo, ma non si potrà dire altrettanto per questo prodotto.

La difficoltà nel modellare le forme del legno compensato sanciranno, infatti, l’impossibilità di produrlo su vasta scala.

Eames Elephant è composto da sole due parti: una superiore, qual è la testa, e una inferiore, il corpo. 

Nel 2007 viene rieditato in edizione limitata per poi essere prodotto in serie in legno multistrato. Successivamente si aggiungeranno nuovi materiali, colori e  scale, così da potersi adattare finalmente ai bambini.

Queste variazioni influiscono sul prezzo di ognuno e può variare da un centinaio fino al migliaio di euro.

Oltre che alla sua funzione primaria, quale il gioco, può essere usato come oggetto decorativo sia per lo spazio interno che per quello esterno.

Se a distanza di decenni Eames Elephant rimane apprezzabile nella sua forma, c’è da chiedersi se effettivamente lo è la sua funzione. Non è di fatto una critica all’opera bensì una riflessione alla nuova società.

Come già detto è stato progettato per i bambini degli anni ‘40 del 1900, abituati a giochi assai semplici e che di certo avrebbero amato il simpatico elefantino.

Ma, in una società sempre più digitalizzata, si potrà dire lo stesso per le nuove generazioni?

Curiosità: il prototipo fu regalato dai coniugi Eames alla propria figlia di 14 anni.

Questo primo modello fu inoltre richiesto dal MoMa (Museum of Modern Art) di New York per poterlo esporre nella propria galleria del 1946.

Una gran bella storia per un semplice elefantino!

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