Innovazione

Dare spazio al buono del mondo

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

(Italo Calvino, Le città invisibili)

Un visionario Italo Calvino quanto mai attuale mi è tornato sotto gli occhi, distrattamente, tra tante letture. Un estratto che ci invita a cercare il buono in ogni cosa e a cercare di vedere i lati positivi anche quando sembrano irrilevanti. Perchè i media portano alla ribalta soprattutto ciò che accade di negativo nel mondo? Finiamo inevitabilmente per esserne influenzati e per iniziare a pensare in modo negativo e ad esserne spossati, demotivati. Questo capita spesso anche ai migliori, anche agli instancabili. Chi ce lo fa fare? Ci si chiede. Perchè fare volontariato? Perchè cercare di cambiare le cose che non vanno se poi sembra sempre che non cambi nulla? 

La riposta è una sola: quando vado a letto, dormo sonni tranquilli. La mia coscienza è a posto, e sono fiera in quella giornata di aver contribuito, anche poco, anche in modo irrilevante, a fare qualcosa di positivo per il progresso della società. E se tutti iniziano a farlo, beh, insieme si può davvero migliorare l’Italia. Quindi non serve passare ore ed ore a lamentarsi.. quando nello stesso tempo si può cercare di agire, di fare qualcosa di pratico, di mettere in pratica un’idea. 

Anche l’idea più stupida può essere geniale. Basta averla. Piuttosto che non pensare e restare in balia degli eventi, è meglio attivare un proprio senso critico per cercare di contribuire al “buono del mondo”. Altrimenti il negativo avrà sempre il sopravvento, e avremo perso. Prima di tutto, avremo perso noi stessi. I nostri valori, la nostra volontà, la nostra essenza. Ci perderemo. 

E per non perdersi, non basta parlare, bisogna soprattutto fare.

“Done is better than perfect”, mi hanno insegnato. 

Se tutti cominciano, nel proprio piccolo, a fare qualcosa, a seminare atti di gentilezza, il buono torna indietro e si diffonde. Allo stesso modo, succede anche per ciò che non lo è. 

Sta a noi, dunque, scegliere chi vogliamo essere e cosa vogliamo diventare, e, se abbiamo responsabilità di educatori, scegliere come vogliamo educare, cosa vogliamo comunicare, assumerci la responsabilità verso chi ci emula e chi conta su di noi. 

Perchè educare è soprattutto responsabilità. Fare è soprattutto responsabilità. 

Le parole restano vane nel vento, se a queste non seguono i fatti. 

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