Cambiamento climatico, Formazione

Qualche dato per capire il cambiamento climatico

“Loss of Ice in Greenland, Icebergs in Disco Bay” by GRIDArendal 
licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Avete mai sentito parlare della curva di Keeling? Essa prende il nome dallo scienziato C. D. Keeling e mostra in modo evidente un aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’aria dal 1958 ad oggi, con una crescita del + 30% ed un incremento medio di oltre 2 parti per milione l’anno. La curva mostra un andamento a dente di sega, dovuta all’azione della fotosintesi delle foreste boreali, che catturano in estate l’anidride carbonica. E’ stata pubblicata tra i dati scientifici a supporto della mostra “Capire il cambiamento climatico”, che si è tenuta dal mese di marzo al mese di giugno 2019 presso il Museo di Storia Naturale di Milano; il grafico è stato fornito dalla Scripps Institution of Oceanography di San Diego e prende come riferimento la situazione nei pressi del Monte Mauna Loa, alle Hawaii.

Nella stessi dati scientifici presentati nella mostra appare evidente come un innalzamento del livello del mare di 1 metro entro il 2100 porterebbe Venezia ad essere sommersa dal mare, provocando disagi anche nel Delta del Po (fonte: ClimateCentral.org). Non sarebbero risparmiate neanche città costiere come Miami, Giakarta e New Orleans, con gravi ripercussioni sulle migrazioni delle persone e in ambito economico mondiale.

L’innalzamento del livello dei mari è in relazione con lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci polari: si stima che l’aumento sia attualmente di 3-4 mm/anno, e che possa crescere ulteriormente, in concomitanza con l’aumento della temperatura del Pianeta (fonte: IPCC, 2013). Lo scenario di innalzamento del livello dei mari varia in funzione delle emissioni di gas serra e può essere migliorato solo mettendo in pratica la decarbonizzazione.

Si rilevano, in parallelo, un incremento della popolazione mondiale, che è arrivata a 7,7 miliardi nel 2019, ed un aumento della deforestazione e della desertificazione, con conseguenze ambientali, economiche e sociali.

Un’analisi scientifica delle emissioni di gas serra in Europa mette in evidenza che il 28% è prodotto dall’industria energetica, il 27% dai trasporti, il 18% dall’industria, il 13% da case, uffici e negozi, l’11% dal settore agricolo e il 3% dalla gestione dei rifiuti (fonte: EEA, European Environment Agency).

Alcune proiezioni dell’IPCC (2013) rilevano che se riusciremo a contenere le emissioni dei gas serra potrebbe manifestarsi un aumento della temperatura globale del pianeta di 2°C entro il 2100; secondo lo scenario attuale, si prevede che la temperatura aumenterà di oltre 4°C.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a ridurre le proprie emissioni di gas serra.

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